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Hermann Nitsch il blasfemo alla Biennale de L’Avana

17 maggio 2012 in Foto Gallery

(AP Photo/Javier Galeano)

L’artista austriaco Hermann Nitsch, esponente del Wiener Actionismus (azionismo viennese), ospite della XI edizione della Biennale dell’arte de L’Avana, è stato protagonista di una lezione/performance dal titolo Gesù contro l’Universo, un viaggio di partecipanti e spettatori nelle profondità della psiche umana, a esplorare i temi della religione, del desiderio e della morte, in una tappa di quella che l’artista tedesco chiama ”archeologia delle religioni”.

La performance dell’artista austriaco Hermann Nitsch alla Biennale dell’arte de L’Avana
Una lezione/performance dal titolo Gesù contro l’Universo
Decine di officianti vestiti di bianco hanno crocifisso simbolicamente alcuni uomini e donne nudi
Protagonisti dell’azione scenica, gli studenti dell’Instituto Superior de Arte di Cuba
Un viaggio di partecipanti e spettatori nelle profondità della psiche umana


A esplorare i temi della religione, del desiderio e della morte
Una tappa di quella che l’artista tedesco chiama ”archeologia delle religioni”
Per le sue performance Nitsch si è più volte scontrato con le autorità ed è stato condannato alla detenzione, negli anni ‘60
Nietsch mette in scena rituali arcaici, pieni di simbolismi e carichi di violenza
La performance ha suscitato forti reazioni e curiosità da parte del pubblico cubano presente

Decine di officianti vestiti di bianco hanno crocifisso simbolicamente alcuni uomini e donne nudi, poi alimentati del sangue e delle viscere di un maiale, oltre che di latte, frutti tropicali e pesce (il simbolo prediletto dai cristiani delle origini). L’azione scenica, continuata per circa due ore, che ha avuto per protagonisti, per lo più, gli studenti dell’Instituto Superior de Arte, ha suscitato forti reazioni e curiosità da parte del pubblico cubano presente.

Questa performance collettiva è stata la 135. Aktion (Azione n° 135 ) del Teatro delle orge e dei misteri, ideato dall’artista viennese all’inizio degli anni ‘60. Mettendo in scena rituali arcaici, pieni di simbolismi e carichi di violenza, secondo l’artista viennese gli “attori”, coinvolti con tutti i sensi, raggiungono uno stato di eccitazione fisica e psichica estremo, tornando in contatto con pulsioni sopite e primordiali, represse dalle norme sociali.

Rivivendo antiche liturgie religiose incentrate sul sacrificio, secondo Nitsch – che per le sue performance più volte si è scontrato con le autorità ed è stato condannato alla detenzione, negli anni ‘60 – è possibile togliere i “veli sublimatori” della religione ai riti e ai dogmi sacri, restituendo loro il genuino carattere di dissolutezza violenta e feticismo puro, così ripristinando il legame originario, fisico e psichico, tra uomo e natura, per mettere a nudo la lotta feroce tra le pulsioni oscure della vita e della morte presenti in ogni essere umano.

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