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Evviva il 2° giorno di riposo

20 maggio 2013 in Sport

Evviva il 2° giorno di riposoEvviva il 2° giorno di riposo

Anche le biciclette del Team cannondale Pro Cycling si godono un giorno di meritato riposo (c

Tag:  ciclismo Elia Viviani Giro d’Italia 2013

Ed è arrivato il giorno di riposo, il secondo ed ultimo di questo Giro d’Italia. Mancano solo 6 tappe alla fine ma sembra solo ieri che eravamo a Napoli per la partenza!

Oggi la nostra base è a Bardonecchia, località di monagna e ci stiamo godendo una bellissima giornata di sole anchea se l’aria è abbastanza frizzante. Un giro in bici, un’ intervista dopo pranzo, massaggi e poi assoluto riposo. Questa sera al letto presto perchè dobbiamo recuperare energie e grinta per domani. La tappa sarà lunga 240 Km.

Elia

www.eliaviani.com

CLASSIFICA PANORAMA.IT – I verdetti della serie A senza errori arbitrali

20 maggio 2013 in Sport

CLASSIFICA PANORAMA.IT - I verdetti della serie A senza errori arbitraliCLASSIFICA PANORAMA.IT - I verdetti della serie A senza errori arbitrali

Il fermo immagine del contestato rigore concesso a Balotelli in Siena-Milan

Credits: Ansa

Tag:  arbitri classifica Nicchi Panorama

di Capuano

Finalmente è finita. “La mia squadra si è comportata bene” ha sentenziato il presidente dell’Aia Nicchi, gongolante per la designazione di Rizzoli alla finale di Champions League tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund. In realtà è stata una stagione lunga e difficile, con diversi episodi controversi e una chiusura al veleno per le scelte di Bergonzi in Siena-Milan. Veleni e sospetti che accompagnano da sempre il nostro calcio e che non potevano mancare anche quest’anno.

Qual è il bilancio vero? Secondo il dossier di Panorama.it, che dall’inizio del campionato monitora il comportamento di fischietti e collaboratori, le gare condizionate da errori sono state almeno 59 su un totale di 380. Parliamo di circa il 15% dei match di serie A. Vale la tradizionale avvertenza che il parametro preso in considerazione sono le decisioni che avrebbero potuto cambiare concretamente il risultato (rigori non assegnati o che non c’erano, reti annullate o concesse per errore) e che la graduatoria fa riferimento alle moviole dei quotidiani sportivi italiani esprimendo non un valore oggettivo ma una tendenza.

Quali sarebbero stati i verdetti senza errori? Nulla di diverso nella corsa allo scudetto con la Juventus campione d’Italia con qualche giornata d’anticipo. Qualche sorpresa più sotto scorrendo la classifica e, a sorpresa, la qualificazione ai preliminari di Champions League non per Milan o Fiorentina, le duellanti, ma per la Roma. Cambi anche nella corsa per salvarsi dove sarebbe stato penalizzato il Chievo (insieme a Pescara e Siena) e salvo il Palermo. Ecco comunque la graduatoria virtuale di Panorama.it:

JUVENTUS    87 (CAMPIONE D’ITALIA)

NAPOLI   78 (CHAMPIONS LEAGUE)

ROMA   66 (PRELIMINARI CHAMPIONS LEAGUE)

FIORENTINA   65 (EUROPA LEAGUE)

MILAN   64 (EUROPA LEAGUE)

UDINESE   60

LAZIO   57

INTER   54

CATANIA  52

PARMA  51

ATALANTA  45

BOLOGNA  45

CAGLIARI   44

TORINO   43

SAMPDORIA   41

GENOA   41

PALERMO   35

CHIEVO   33 (RETROCESSIONE)

SIENA   33 (RETROCESSIONE)

PESCARA    24 (RETROCESSIONE)

Luna Rossa, spettacolo a San Francisco

20 maggio 2013 in Sport

Le spettacolari immagini di Luna Rossa nella Baia di San Francisco: un allenamento iniziato la mattina presto, durato tre ore e con condizioni di vento favorevoli. Max Sirena, skipper di Luna Rossa Challenge 2013 ha dichiarato: “E’ stata una giornata ideale per la prima navigazione; da un punto di vista tecnico abbiamo potuto testare e verificare sicurezza, carichi e manovre della barca. Ma è stata un’ uscita particolarmente significativa da un punto di vista psicologico: era importante che l’equipaggio ricominciasse a navigare sull’AC72 e riprendesse il ritmo normale di preparazione in vista degli appuntamenti agonistici ormai imminenti”

Il futuro delle panchine di serie A

20 maggio 2013 in Sport

Tag:  allenatori calciomercato inter juventus Milan

di Matteo Politanò

A poche ore dalla fine della stagione 2012/2013 la serie A si prepara ad imbastire i progetti tecnici per il prossimo anno. Tante le rivoluzioni previste sulla panchine e altrettanti i mister che sono già stati confermati. Tra gli annunci più attesi c’è quello per il futuro della panchina napoletana: dopo l’addio annunciato di Mazzarri (non si sa ancora se deciderà di fermarsi un anno o accetterà le numerose offerte tra cui Ahnzi e Roma) anche il Milan aspetta di valutare il futuro. Nonostante abbia trovato la qualificazione alla Champions League la posizione di Allegri non è più solida e la dirigenza rossonera non è più così certa del tecnico toscano. Il nome di Clarence Seedorf circola sempre più e anche l’ultima partita di Siena ha dimostrato come le scelte dell’ex allenatore del Cagliari non siano state tra le più felici.

Allegri resta il primo obiettivo della Roma che valuta comunque un raggio di candidati più ampio: Mazzarri è la prima alternativa, non è esclusa neppure la permanenza di Andreazzoli nel caso di vittoria della coppa Italia, Pioli e Benitez sono invece gli outsider. L’ex tecnico spagnolo di Inter e Liverpool, fresco di vittoria della coppa Uefa con il Chelsea, è il primo nella lista di De Laurentiis che proprio in queste ore viaggerà verso Londra per offrire un contratto all’allenatore che vinse la Champions con i Reds nel 2005. In alternativa è sempre attuale il nome di Roberto Di Matteo mentre un’altra soluzione è Stefano Pioli del Bologna che il club felsineo preferirebbe però trattenere. Forti dubbi anche sul futuro delle panchine di Chievo Verona a Genova: Corini difficilmente resterà a Verona (piace a Zamparini per il nuovo ciclo del Palermo) ma le alternative non convincono, il Genoa vuole Sannino ma si considera anche un ritorno di Delneri e una curiosa pista che porta a Zeman (ha avuto un’offerta dal Pescara ma prima di aspettare attende garanzie tecniche). Da valutare le situazioni di Torino e Udinese: sia Ventura che Guidolin dovrebbero restare ma non esiste la certezza assoluta. A Cairo piace Pea, quest’anno a Padova, mentre nel caso in cui il tecnico dei bianconeri dovesse accettare un’offerta milionaria i friulani cercheranno Maran. In attesa del risultato dei playoff di B conferma già decisa per le due neopromosse, Di Francesco a Sassuolo e Mandorlini a Verona. 

La situazione delle panchine in serie A:

Atalanta: Colantuono 100% (Confermato)

Bologna: Pioli 50%, 

Cagliari: Pulga – Lopez 100% (Confermati)

Catania: Maran 100% (Confermato)

Chievo: Corini 30%, Iachini 30%, Delneri 30%, Di Carlo 10%

Fiorentina: Montella 100% (Confermato)

Genoa: Ballardini 40%, Sannino 30%, Zeman 15%, Delneri 15%

Inter: Stramaccioni 75%, Mazzarri 25%

Juventus: Conte 100% (Confermato)

Lazio: Petkovic 100% (Confermato)

Napoli: Benitez 40%, Di Matteo 40%, Pioli 20%

Parma: Donadoni 100% (Confermato)

Roma: Allegri 40%, Mazzarri 30%, Andreazzoli 15%, Pioli 10%, Benitez 5%

Sampdoria: Rossi 100% (Confermato)

Sassuolo: Di Francesco 100% (Confermato)

Torino: Ventura 70%, Pea 20%, Mangia 10%

Udinese: Guidolin 75%, Maran 25%

Verona: Mandorlini 100% (Confermato)

Ecco perché (non) resta Stramaccioni

20 maggio 2013 in Sport

Ecco perché (non) resta StramaccioniEcco perché (non) resta Stramaccioni

Il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, pensieroso a San Siro (Credits: Claudio Villa/Getty Images)

Tag:  Andrea Stramaccioni calcio inter Walter Mazzarri

di Redazione

Il da poco scomparso Catalano, a modo suo, avrebbe detto questo: “E’ meglio avere un allenatore, bravo, di esperienza, vincente e fortunato, che uno scarso, alle prime armi, che perde sempre e porta rogna”.

Lapalissiano, fino all’ironia. Ma all’Inter a quanto pare un concetto tanto semplice fa fatica a diventare realtà. Ricapitoliamo… La squadra nerazzurra ha chiuso ieri la stagione al 9° posto dietro non solo alle grandi ma anche (con tutto il rispetto) a squadre dal budget e dal blasone meno altisonante (Catania e Udinese). 16 sconfitte totali, 57 reti subite, un infortunio a partita, un mercato pessimo, i tifosi che hanno esaurito la pazienza. Un disastro.

Andrea Stramaccioni da mesi va ripetendo la stessa cantilena: “ci sono stati troppi infortuni, è una stagione sfortunata, non potete giudicarmi…” Una difesa che il presidente, Massimo Moratti, ha sempre fatto sua, giusitificando come mai visto prima il “suo” allenatore (ricordatevi quel “suo” tra virgolette, ci ritorneremo più tardi).

Si, perché Gasperini e Benitez, tanto per fare deu nomi recenti, sono stati silurati per molto, ma davvero molto meno. Gasperini perché aveva osato insistere sulla difesa a 3. Un’autentica eresia, che per Stramaccioni è stata depenalizzata, fino a farla diventare schema ideale. Oppure Benitez, colpevole di aver chiesto 5 acquisti per gennaio, e che ha appena sollevato il suo ennesimo trofeo europeo con il Chelseae che potrebbe allenare il Napoli la prossima stagione. Una richiesta folle per la dirigenza nerazzurra che mise Leonardo al quale comprò (guarda caso) tre settimane dopo proprio 5 giocatori.

Perché? Perché agli altri il bastone e a Stramaccioni la carota? La spiegazione, a sentire le voci che girano nei corridoi del mondo del pallone, è una sola. Perché Benitez e Gasperini non sono stati scelti da Moratti (si dice che siano stati indicati da Marco Branca), mentre Stramaccioni si, è il “suo” allenatore..

Va aggiunto che il patron nerazzurro forse dopo aver cambiato troppo vuole dare continuità. Un nobile gesto. Ma non si può fare a meno di osservare quanto detto ieri da Mazzarri nel post partita: “Il mio ciclo a Napoli è finito. Adesso non so cosa farò. Potrei valutare alcune proposte, programmi, vedo che sensazioni brividi e stimoli mi danno. Altrimenti potrei stare fermo qualche mese”.

Se non è un invito, o un’autocandidatura poco ci manca.

Catalano la pensa così: “E’ meglio avere un allenatore, bravo, di esperienza, vincente e fortunato, che uno scarso, alle prime armi, che perde sempre e porta rogna”.

La palla a Moratti, ed al suo orgoglio.

Giro d’Italia: la fatica e la neve sul Galibier

20 maggio 2013 in Sport

Non bastava la fatica, non bastavano i 4000 metri di dislivello della tappa di ieri, non bastava quel nome: col du Galibier, una delle montagne più temute dai ciclisti di tutto il mondo. No, non bastava. E così il Giro d’Italia ieri ha raccontato un’aktra di quelle tappe che sconfinano con la leggenda. Colpa, anzi, merito, della neve che ha accompagnato i corridori all’arrivo. Vincotiri e vinti, comunque eroi

Il campionato dalla A alla Z

20 maggio 2013 in Sport

Tag:  alfabeto campionato conte Is Arenas razzismo

di Capuano

Non è stata una stagione esaltante. Merito della Juventus che l’ha dominata da cima a fondo e colpa delle altre che si sono via via dissolte senza tenere il confronto con la banda di Antonio Conte. Applausi doverosi a chi ha vinto, dunque, ma sarà il caso di ripensare qualcosa per evitare in futuro lo spettacolo di un campionato deciso praticamente in ogni sua volata a 180 minuti dalla fine. Il problema è comune anche al resto d’Europa con l’aggravante tutta nostra di una crisi economica che ci sta impoverendo sempre più: se vengono a mancare anche pathos ed emozioni…

Non ci siamo divertiti, insomma, ma non per questo non vale la pena mandare agli archivi la stagione provando a raccontarla per capitolo, dalla A alla Z: storie, protagonisti, polemiche, sorprese e delusioni. Ecco l’alfabeto della nostra serie A:

A come ARBITRI - Scontato ma non troppo. Non sono stati un disastro e però nemmeno quella garanzia raccontata dal presidente dell’Aia Nicchi. No, si continua a sbagliare ancora troppo e hanno tradito soprattutto gli internazionali. Memorabili alcune topiche e pure alcune incazzature old style di Moratti, Della Valle, Zamparini e, a rotazione, tanti altri. C’erano gli arbitri di porta: rimandati a settembre. Come minimo.

B come BALOTELLI - Forse banale, ma Raiola non aveva tutti i torti: “Senza Mario la Premier ha perso il 50% del suo valore”. Per il Milan è stato un affare, lui ha fatto collezione di gol, rigori, ammonizioni, smentite ufficiali (del suo club ad ogni ‘balotellata’) e multe per cori razzisti. B anche come beatificazione. Processo insopportabile: non era un ‘bad boy’ prima e non è un uomo maturo adesso. Potenza dei media…

C come CONTE/CAROBBIO - Un anno fa scrutavamo nel fango del calcioscommesse per capire cosa sarebbe accaduto. Oggi ci siamo quasi dimenticati di Carobbio, delle sue confessioni, dei quattro mesi senza calcio di Conte e dei cinque che sono seguiti alla fine della squalifica nei quali il tecnico della Juventus è diventato un allenatore top. A proposito di C come calcioscommesse, un anno dopo siamo ancora qui a scrutare nella melma. Mauri, Ranocchia, Lazio, Genoa: cosa accadrà?

D come DI NATALE - Mettiamo lui in rappresentanza della vecchia guardia che comprende anche Totti e Klose, solo per citarne altri due e accumunarli in un terzetto da 50 gol complessivi. Totò da solo ne ha fatti 103 nelle ultime quattro stagioni ma, causa età, il suo cartellino non ha prezzo. Tra dodici mesi saremo qui a scannarci per i 23 da mandare in Brasile al Mondiale. Prandelli prenda nota che la gioventù da sola non è garanzia di qualità. Prenda nota e ripeta come un mantra.

E come ERBA SINTENTICA - Dall’estate del 1990 era un tormentone che ci accompagnava. Quasi un amico di famiglia di quelli che un paio di volte all’anno si fanno vedere ed è come una rimpatriata. Niente, ci hanno tolto anche questo. E’ bastato mettere un po’ di erba sintetica nel prato di San Siro e il tormentone è finito. Al bar sport chiederebbero perché non ci hanno pensato prima. Già, perché?

F come FEMORALE - Nel senso di bicipite femorale, destro o sinistro senza troppe preferenze. Strappo, stiramento, elongazione, affaticamento: all’Inter hanno scritto una vera e propria enciclopedia ma anche altrove non si sono fatti mancare nulla. Allo stesso capitolo anche F come frasi fatte. Ad esempio: “Si gioca troppo e bisognerebbe ridurre i calendari”. Ah ah ah ah…

G come GELSOMINO - Si chiama William Gelsomino e il 6 maggio si è presentato, unico, a tifare il retrocesso Pescara a Marassi. Lui, la sua bandiera e il telefonino in mano per chiamare casa ad ogni inquadratura della tv. Erede di Arrigo Brovedani, 10 dicembre 2012, da Udine sempre a Marassi per sostenere da solo la squadra di Guidolin. Citati perché fare i tifosi tra tessere, pay tv, anticipi, posticipi e amenità varie è impresa da eroi.

H come HANDICAP - Senza i 6 punti di penalizzazione causa calcioscommesse il Siena avrebbe chiuso il campionato a quota 36 punti molto vicino a Genoa e Torino e non retrocesso con un mese di anticipo. Ovviamente non esiste la prova scientifica che lle cose non sarebbero andate diversamente, però è la risposta a chi in estate aveva definito ridicola alcune sentenze. In pratica il Siena è stato retrocesso con sentenza differita.

I come IS ARENAS - “Ho fatto tutto d’estate, così al rientro prefetto e questore si trovano tutto concluso. E poi lo sai che il temporaneo in Italia è sempre definitivo, no?”. Così parlava Cellino con Lotito in un’intercettazione telefonica. Non è andata così. Di definitivo c’è stato solo il calvario immeritato dei tifosi del Cagliari e la vergogna di una Lega Calcio che ha accettato l’iscrizione dei sardi senza garanzie.

L come LOTITO - Idolo incontrastato. Ha perso in Parlamento non riuscendo a farsi votare la legge sugli stadi privati, ha vinto in Lega Calcio mettendo in minoranza Juve e Inter insieme e alla fine ha condotto la solita intelligente stagione low cost. Noi, però, lo premiamo per la frase-cult del campionato riferita a Petkovic: ”Perché lui? Ha grande moralità, ha lavorato anche nella Caritas e parla cinque-sei lingue”. Leggendario.

M come MAGGIANI - Lo mettiamo per solidarietà con la categoria degli assistenti di linea anche se il suo pomeriggio del 28 ottobre è stato così disastroso da sembrare finto. “Maggiani è tifoso della Juve” hanno scritto per settimane scandagliando la sua vita privata. Risultato? Maggiani+Juve vale 68.000 citazioni su Google. Dai, si faceva per scherzare…

N come NEREO ROCCO - Dal 1961-1962 nessuna squadra riesce a chiudere il campionato battendo almeno una volta tutti gli avversari. L’ultimo a firmare l’impresa è stato il Milan di Rocco. La Juventus ha gettato al vento il record cadendo a Marassi contro la Sampdoria all’ultima giornata. Peccato perché questo e altri primati avrebbero nobilitato la cavalcata dei bianconeri: perduti sul filo di lana anche il record di punti nella storia Juve (91 Capello 2005-2006), le vittorie consecutive (11) e quelle totali (28 nel 1949-1950).

O come OLIMPICO - A Roma spiegano che non è una questione di calcio ma di ordine pubblico e che Ponte Milvio non c’entra nulla con le partite di Roma e Lazio. Noi saremo ottusi, ma delle puncicate fuori dall’Olimpico che punteggiano le domeniche della Capitale ne faremmo volentieri a meno. E anche del dibattito sul perché spostare un derby dalla sera al pomeriggio sia un’offesa intollerabile per tutta la città. Boh…

P come PESCARA - Citazione con la massima simpatia. Ricordo un collega a metà ottobre chiedere cosa ci facessero gli abruzzesi in serie A. Appunto: cosa ci facevano? 28 sconfitte (record), nessuna vittoria nel ritorno con 2 soli punti conquistati. Un pensiero riconoscente a Roma e Palermo che hanno pareggiato evitando un umiliante 0 da gennaio a maggio. Ma cosa ci faceva il Pescara in serie A?

Q come QUATTORDICI - Da tanti anni l’Inter non stava fuori dall’Europa. Misura di un fallimento clamoroso perché nemmeno l’alibi degli infortuni può giustificare una stagione così. Effetto collaterale: questa estate ennesima e costosa rifondazione con la certezza che per colmare il gap di 33 punti rispetto alla Juventus non basterà qualche estemporanea invenzione. Chiamatela se volete programmazione…

R come RAZZISMO - Non siamo peggio degli altri anche se siamo riusciti a farlo credere. Si è visto di tutto, dalla ribellione di Boateng a Busto Arsizio al record di multe dello Juventus Stadium con relativa arrabbiatura di Agnelli. Ma anche le solite parole al vento, nessuna squalifica (neanche di un settore piccolo piccolo) e la sensazione diffusa di aver buttato via una buona occasione per cambiare le cose. Parola d’ordine: la prossima volta faremo. La prossima volta…

S come SEDICI - Numero di sconfitte dell’Inter in campionato. Ma anche S come Stramaccioni che rivendica di aver vissuto una stagione da record per vittorie esterne (prima) ed infortuni (poi), ma alla storia passerà per una serie di k.o. lontano milioni di anni luce dalla storia nerazzurra. Male male.

T come TOP PLAYER - Potrebbe anche essere catalogato alla voce ‘sogni che non si realizzano’. Se lo nominate a Marotta gli viene un travaso di bile. Galliani tira fuori il ranking Uefa e comincia a snocciolare dati. Moratti semplicemente li ha venduti tutti. Fuor di battuta non c’è rimasto quasi nulla e il rientro di Balotelli va salutato con favore anche per questo. Quest’estate se ne andranno altri. Emorragia inarrestabile…

U come UDINESE - Facciamo media tra le maledizioni di agosto, all’ennesimo preliminare buttato via dopo aver smantellato la squadra a suon di plusvalenze, e l’ammirazione di maggio per una squadra che si diverte a smentire tutte le leggi del calcio. D’accordo i gol di Di Natale e la classe fresca di Muriel, prossima plusvalenza da sogno, ma un giorno qualcuno dovrà spedire Pozzo e fare lezione ai colleghi per spiegare come si vince guadagnandoci pure.

V come VERRATTI - Cosa c’entra con questo campionato? Nulla. Un anno fa oggi le nostre grandi ci puntavano ma anche no. Vuoi mettere sacrificare la comproprietà di Bouy o mettere un paio di milioni in più? Ecco, Marco Verratti oggi è un top player ricercato dal Real Madrid e il suo cartellino vale almeno il doppio di quanto è stato pagato dal Psg. Segnalazione come promemoria: se c’è in giro un altro potenziale campione questa volta evitare colpi alla Taffazzi, please…

Z come ZEMAN - L’estate scorsa aveva incendiato i tifosi giallorossi portando il boom degli abbonamenti. Il 1° febbraio Zeman se n’è andato uscendo dalla porta di servizio: 22 partite, 31 punti, 46 gol segnati e 42 subiti. Aveva spiegato che sarebbe stata l’ultima chance di imporsi ad alto livello e che tornare a Roma era un questione di cuore. No, caro Zdenek, niente da fare. Ed è davvero un peccato.

MotoGp, Gp Francia – Pedrosa doppietta, Rossi flop

19 maggio 2013 in Sport

Tag:  Andrea Dovizioso Dani Pedrosa gp francia MotoGP 2013 Valentino Rossi

di Dario Pelizzari

8 – Dani Pedrosa. Servita la doppietta che non ti aspetti. Ancora lui, un altro trionfo, a meno di quattordici giorni dal precedente, confezionato sulla pista di Jerez de la Frontera. Dani di Sabadell partiva in sesta posizione a causa di una prova così così nelle qualifiche. Lo diceva lui, “con il bagnato qui è difficile, perché c’è pochissimo grip, ma con l’asciutto posso fare bene”. Qualcuno da lassù deve averlo ascoltato. Perché, pronti e via e la pioggia comincia a diminuire di intensità fino a scomparire completamente a metà gara. 

Problemi per tutti, a causa delle gomme che rischiavano di trasformarsi in briciole, tranne che per il fuoriclasse della Honda, che infila un avversario dietro l’altro e si gode l’ultima parte della corsa in completo relax, distante anni luce, forse più, da chi lo segue. Da applausi il sorpasso su Dovizioso, vittima designata eppure eroica. Dopo quattro gare, Dani il magnifico viaggia in solitaria al primo posto in classifica generale con sei punti di vantaggio sul compagno di squadra Marquez. Tanta, tantissima roba. 

8 – Andrea Dovizioso. Vero, a Le Mans le Ducati hanno sempre fatto bene e pure la pioggia ha fatto il suo, mescolando le carte e attenuando le differenze tra le moto più veloci e quelle meno. Epperò, Dovizioso fa il fenomeno in qualifica con la pista asciutta, guadagnandosi un terzo posto in griglia che la dice lunga circa i contorni dell’impresa, che tra l’altro non era mai riuscita a Valentino Rossi in due anni di Ducati. E non è finita qui. Perché la gara comincia con la pista bagnata e pure tanto. E il pilota forlivese si supera. 

Parte benissimo e ingaggia da subito un corpo a corpo da trattenere il fiato con Pedrosa, che non riesce a staccarlo per tredici giri. Dovizioso al comando della gara, e chi ci credeva? Forse, nemmeno a lui, che però si batte come un leone fino al traguardo per salire sul podio come meriterebbe. Tuttavia, prima Crutchlow, poi Marquez lo passano a pochi giri dalla conclusione. Prova straordinaria la sua. Per impegno, dedizione e coraggio. 

8 – Cal Crutchlow. D’accordo, il pilota della Tech 3 sarà un mezzo matto, perché in corsa firma dei numeri da mamma mia. Eppure, numeri alla mano, con il secondo posto di oggi si trova sul gradino numero quattro della classifica generale dietro al trio di spagnoli tutta birra. Ma davanti a Rossi e a Dovizioso, che hanno una moto ufficiale, mentre lui, disperato e triste (ma anche no), dalla Yamaha continua a ricevere pacche sulla spalla e poco altro. 

In più, va detto che Cal è salito sulla moto con i cerotti a causa del ruzzolone di ieri, che gli ha provocato la frattura del piatto tibiale destro. Come dire, non proprio una passeggiata in serenità. Ciò detto, il britannico che tanto ricorda l’ex Take That, Robbie Williams, fa come se niente fosse. E macina giri veloci con una facilità disarmante. Partiva quarto, è arrivato secondo, dopo aver passato, nell’ordine, Rossi e Dovizioso. Rischia nel finale di essere raggiunto da Marquez, ma gli va bene.

7 – Marc Marquez. Le attenuanti del caso c’erano proprio tutte. L’enfant prodige della Honda non aveva mai corso sotto la pioggia in MotoGp. E non è proprio un dettaglio da nulla. Quando si spengono i semafori, si capisce perché. Tempo un paio di minuti, forse tre, e Marquez, che partiva dalla pole, si ritrova in ottava posizione. A lottare per sopravvivere. Macinando una fatica del diavolo per tenere la moto in pista. Le cose cambiano quando la pista comincia ad asciugarsi e Marc il terribile si ritrova a uno sbuffo il suo nemico numero uno Jorge Lorenzo, in viaggio di piacere nelle retrovie della gara. 

Si accende la lampadina e inizia per il giovanissimo della Honda una nuova corsa. Marquez mette le ali alla sua moto e recupera posizioni su posizioni. A meno quattro giri dal traguardo, gli capita di sentire il puzzo del carburante di Crutchlow, che suda freddo per la paura che qualcuno gli porti via il secondo posto. E’ un attimo. Marc corre e sbuffa come un ossesso, ma poi si arrende quando capisce che non c’è più nulla da fare. Che recupero. Che grinta, che spettacolo.

5 – Jorge Lorenzo. Una sofferenza lunga una gara. Da chiudere gli occhi e sperare che tutto finisca il prima possibile. In effetti, il campione del mondo in carica della Yamaha gli occhi sembra chiuderli davvero per buona parte della corsa. Dopo essere stato inforcato da Pedrosa, che gli strappa il secondo posto in un amen, è una caduta libera che pare non avere fine. Lorenzo soffre e crolla. Perdendo posizioni su posizioni. Si assesta da metà gara in ottava posizione, che diventa settima per gentile concessione di Bradl e Rossi. Yamaha nei guai. E Mondiale tutto in salita. 

5 – Valentino Rossi. Sembrava fosse amore invece era un calesse. Certo, le qualifiche non erano andate benissimo, tutt’altro (ottavo posto in griglia), ma si sapeva che il Dottore aveva dei problemi a produrre giri veloci alla bisogna. Insomma, bene lo stesso. Perché Vale in gara va fortissimo. Ipotesi confermata da un inizio scoppiettante, dove il missile di Tavullia guadagna ben quattro posizioni e si mette all’inseguimento del trio dei soliti spagnoli. Passa anche Lorenzo, che non ha la forza di reagire. E’ podio. Da conservare con cura. 

Ma al giro numero dodici arriva Crutchlow, che lo riporta con i piedi per terra. Fino all’episodio che pone fine alla sua gara. Giro numero 17. Hayden gli fa sentire il fiato sul collo e lui scivola fuori pista. Stop alle telefonate. Riuscirà a riportare la moto sul cemento, ma giusto per fare numero e arginare la disperazione. Chiuderà dodicesimo, tra lo sgomento della Yamaha e la conferma che la nuova avventura non è cominciata come era lecito attendersi. Si può dare di più. Molto di più.

14^ tappa – un Giro da eroi

19 maggio 2013 in Sport

14^ tappa - un Giro da eroi14^ tappa - un Giro da eroi

La fatica di Elia Viviani in una delle salite di questo Giro d’Italia

Tag:  ciclismo Elia Viviani Giro d’Italia 2013

Il maltempo continua a essere super protagonista a questi Giro d’Italia. La tappa di oggi è stata modificata per condizioni climatiche perché era impossibile transitare sul Sestriere, e quindi abbiamo fatto 12 km in piú ma con molta meno salita. Il freddo ha reso la tappa ancora piú dura.

Il verdetto alla fine dei 180km non cambia: i big in salita se le suonano, creano distacchi e la classifica appare quasi definita con Nibali che la fa da padrone e questa è una notizia bellissima per il ciclismo italiano.

E vado e andiamo avanti in questo Giro sempre piú da veri Eroi!
Elia

Rino Tommasi e il suo tennis da "circoletti rossi"

19 maggio 2013 in Sport

Rino Tommasi e il suo tennis da "circoletti rossi" Rino Tommasi e il suo tennis da "circoletti rossi"

Rino Tommasi nella press room Bnl, main sponsor degli Internazionali d’Italia – credits: Lorenzo Lupi, servizio Media relations BNL Gruppo Bnp Paribas

Tag:  tennis, Internazionali Bnl, Rino Tommasi, giornalismo

di Marino Petrelli

“Il tennis può essere lo sport di una vita. Per me lo è stato nella pratica anche se con modesti risultati, ma l’ho amato e studiato sempre come giornalista con l’entusiasmo del primo giorno. Nel corso della mia carriera, ho imparato più a leggere che a scrivere sui giornali sportivi”. Parole di Rino Tommasi, voce storica del tennis italiano e presente, come sempre agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma. Lo incontriamo nella press room della Bnl, main sponsor del torneo, pochi giorni dopo il lancio di “Circoletti rossi”, una serie di sue frasi celebri raccolte da Ubaldo Scanagatta con l’aiuto dei lettori di www.ubitennis.com (il libro è scaricabile anche dal sito). 

Il circoletto rosso era un modo che lei usava in telecronaca per evidenziare un bel punto. Ci racconti la storia di questo termine?

“Un bel punto oppure un punto importante, la qual cosa non sempre coincide. Ho avuto modo dire più volte che durante le mie telecronache avevo l’abitudine di consegnare a qualcuno dei miei collaboratori, di solito Elena Pero, i miei appunti. Evidenziavo con un circoletto rosso quei puntini che per abitudine mi aiutavano a seguire il punteggio. Era un modo per agevolare il compito di chi avrebbe poi dovuto estrapolare materiale per notiziari e altri servizi”

Da qui l’idea di un libro dedicato

“L’idea mi è stata suggerita da una coppia di fidanzati, attenti spettatori delle mie telecronache. Hanno registrato alcune mie battute e me le hanno inviate. I lettori del sito di Ubaldo hanno fatto il resto nel raccoglierne ancora. Sono divisi anno per anno, partita per partita”.

Chi merita un bel circoletto rosso tra tutti i tennisti che ha visto nella sua carriera?

“Sicuramente Mc Enroe. Sia come personaggio che come giocatore, ne ha prodotto in grande abbondanza. Poi Edberg e Becker, anche se in modi e epoche diverse”.

E nel tennis attuale chi la appassiona?

“Onestamente nel tennis di oggi non mi piace nessuno. Questo sport si è troppo meccanizzato e c’è poco spazio per l’aspetto individuale. I giocatori sono delle macchine. Prenda il ritiro dal torneo della Sharapova. La giocatrice ormai sa come gestirsi e sa che a volte è meglio rischiare di meno, visto che tra una settimana c’è Parigi. Mi permetta di aggiungere una cosa”

Prego

“Mio padre è stato per 13 anni consecutivi il primatista italiano di salto in lungo e ha partecipato a due Olimpiadi. Io ho una predilezione per i campioni dell’atletica leggera, ne ho sempre apprezzato lo spirito agonistico e la fame di vittorie. Cosa che c’era anche nel pugilato di una volta e che adesso non ritrovo più. In generale, analizzando i campioni di tutti gli sport, ritengo Wayne Gresky, il più grande sportivo di tutti i tempi. Senza un fisico straordinario, fece la storia dell’hockey su ghiaccio e rappresenta ancora oggi un campione forse inarrivabile”

Lei fa riferimento a valori che forse non ci sono, o non ci sono più. E dire che la ministra Idem ha proposto di inserire il termine sport nella Costituzione

“Non ci dovrebbe essere bisogno di inserire lo sport nella Costituzione ma in Italia la cultura sportiva non è straordinaria. Forse l’obbligo costituzionale potrebbe far vivere lo sport in maniera più naturale. Mi sono sempre domandato quanti, tra quasi mille parlamentari, hanno fatto sport a certi livelli in passato. Cominciamo dalle scuole: i Giochi della gioventù sono stati un momento di grande socializzazione e promozione per lo sport, ma l’esperienza andava ripetuta. Basta vedere negli Stati Uniti a livello universitario che attenzione c’è per lo sport. Si studia e si pratica attività sportiva con grande serietà e applicazione”

Lei ha un passato da sportivo, forse è anche quello che l’ha resa così sensibile a questo argomento

“Nel mio piccolo ho vinto quattro titoli universitari di tennis, ma forse i più bravi di questo sport non erano all’università. Ricordo di aver vinto il mio primo torneo di tennis a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, nel 1954 contro un giocatore di Ancona. Erano altri tempi, ma la passione per questo sport me la sono portata dietro per tutta la vita”

Passione che ha messo anche nelle sue telecronache. Quanto è cambiato nel tempo il modo di commentare il tennis?

“Come ho detto, non ho mai imparato da nessuno. Ho sempre fatto tutto da solo. Modestamente, sono uno che ha preso dieci in un tema di italiano sul grande Torino. La nostra squadra a Sky, composta da Ubaldo (Scanagatta, nda), Gianni (Clerici), e dal compianto Roberto Lombardi, è stata la migliore mai messa a disposizione degli appassionati di lingua italiana. I tempi sono cambiati, adesso non c’è più tempo e spazio per scrivere e commentare bene un evento. I ritmi di internet e della multimedialità impongono cronache diverse e anche in tv le immagini, i replay, le inquadrature particolari la fanno da padrone. Non dico che è un male, io sono di un’epoca e uno stile diverso”