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Inferno di Dan Brown: 5 luoghi da scoprire

22 maggio 2013 in Cult

Tag:  Dan Brown Firenze inferno liste

di Redazione InMondadori It

Dan Brown fa bene al turismo: a Parigi le agenzie propongono ancora i tour basati sulle trame del Codice da Vinci, a Roma si vendono biglietti per visitare la città seguendo le traccie di Angeli e demoni. Lo stesso destino spetterà a Inferno? Probabilmente sì, anzi pare che alcuni alberghi toscani, su richiesta dei loro ospiti, si stiano già attrezzando. Ecco alcune tappe che i fan del thriller più venduto dell’anno possono già seguire con il libro in mano: 

1. Via dei Castellani
Io sono l’Ombra.
Attraverso la città dolente, io fuggo.
Attraverso l’eterno dolore, io prendo il volo. 
Lungo la riva dell’Arno, corro arrancando senza fiato… volto a sinistra, in via dei Castellani, e mi dirigo verso nord, rannicchiandomi nell’ombra degli Uffizi. E loro continuano a inseguirmi.
Così comincia Inferno, il nuovo libro di Dan Brown. “L’Ombra” si trova a Firenze, sul Lungarno settentrionale, nei pressi del Ponte Vecchio. Svolta a sinistra verso nord e lascia la riva del fiume. Passa per piazza dei Giudici, dove si affaccia Palazzo Castellani, che ai tempi di Dante si chiamava Castello d’Altafronte e oggi è sede del museo dedicato a Galileo. Quindi si infila, appunto, in via dei Castellani , accanto agli Uffizi. E poi…

2. La Badia Fiorentina in via del Proconsolo
“(…) in piazza San Firenze scivolo come un serpente tra gli ambulanti del primo mattino dalle voci rauche e dall’alito che sa di lampredotto e olive al forno. Attraverso la strada davanti al Bargello, punto a ovest verso il campanile della Badia e mi fermo di colpo (…)”
Siamo ancora alla prima pagina del romanzo e Dan Brown ci sta già portando a spasso per il centro storico fiorentino. Dopo aver percorso via dei Castellani sbuchiamo in piazza San Firenze, dalla forma allungata. Alla nostra sinistra si erge il bel palazzo Gondi. Alla nostra destra le forma barocche del complesso che ospita il Tribunale e la chiesa di San Filippo Neri. “L’Ombra” attraversa la piazza sino all’imboccatura di via del Proconsolo. Qui troviamo, alla nostra destra, il palazzo del museo del Bargello. Sul lato opposto c’è la splendida Badia Fiorentina , fondata nel 978 ma ristrutturata dal grande architetto Arnolfo di Cambio dal 1285. Il campanile dell’abbazia, uno dei più famosi dello skyline fiorentino, risale al 1310 e si alza per settanta metri.

3. L’ospedale di Langdon
“(…) nascosta nell’ombra di via Torregalli, una donna dalla struttura forte e atletica (…) alzò lo sguardo verso la finestra dietro la quale la luce di Robert Langdon si era appena spenta.
Esiste davvero l’ospedale italiano in cui Roberto Langdon si risveglia malconcio e senza memoria all’inizio del thriller? Certo che sì. Ma dove si trova? Si parla di via Torregalli, quindi Langdon è verosimilmente ricoverato nel Nuovo Ospedale di San Giovanni di Dio  - sulla strada che dal centro di Firenze porta verso Scandicci.

4. La “Fontana della Forchetta”
Erano arrivati in fondo alla Cerchiata e superato di corsa un grande prato (…) ora avevano davanti la fontana più famosa di Boboli, con la statua bronzea di Stoldo Lorenzi (…)”
Il Giardino di Boboli, una delle meraviglie di Firenze, si trovano alle spalle di Palazzo Pitti. I fiorentini possono accedere gratuitamente ai giardini, ai turisti invece è richiesto di pagare un biglietto di ingresso (7 euro, ma ne vale la pena). La scultura in bronzo di cui parla Dan Brown risale al 1571 e raffigura Nettuno nell’atto di infilzare la preda con il tridente (o con “la forchetta”, come dicono i nativi e lo stesso Brown nel testo).

5. Da viale Macchiavelli a Porta Romana
Viale Niccolò Macchiavelli è stato definito la strada più bella di Firenze. Con le sue ampie curve a S che si snodano serpeggiando in un panorama fra siepi e alberi, è fra i percorsi preferiti dei ciclisti (…)”
Mah, davvero “la più bella” strada della città è quella intitolata a Macchiavelli? De gustibus. Però di sicuro questo viale è caratterizzato dalle molte curve fra il verde. Viale Macchiavelli conduce alla rotatoria dove sorge, fra l’altro, la trecentesca Porta Romana, principale punto di ingresso alla città nell’ultima cerchia di mura medievali. Anche Langdon arriva sin quassù, e capita a molti fiorentini ogni giorni, rimane imbottigliato nel traffico. Tanto vale abbandonare l’auto e fare due passi: dalle finestre della Porta si gode una bella veduta sul Giardino di Boboli.

E poi? Il turismo di Dan Brown non si ferma qui: ci sono altre tappe anche fuori dalla città dantesca, ma per amor di suspense per ora non le sveliamo. Se però volete segnalarci altri luoghi fiorentini poco conosciuti e individuabili dal libro, segnalateli pure, utilizzando i commenti a questo post.

Fast & Furious 6, 5 motivi per cui farà impazzire i fan

22 maggio 2013 in Cult

Tag:  al cinema Dwayne Johnson Fast & Furious 6 Michelle Rodriguez Paul Walker

di Simona Santoni

Scontri di muscoli e corse sfrenate che sfidano la legge di gravità, ecco il sesto episodio della saga ad alto numero di ottani e velocità Fast & Furious 6.  
Dal 22 maggio il mondo delle auto modificate ritorna, col suo frullato di sguardi da macho, lotte a mano nuda, inseguimenti che se ne infischiano della plausibilità: questo è il bello del gioco, per chi lo ama. Prendere o lasciare baby. 
Il quarto capitolo firmato Justin Lin, terzo di una sorta di trilogia all’interno della serie, sbarca in Europa. Dopo dodici anni di storie girate per le vie di Los Angeles, Miami, Tokyo, Repubblica Dominicana, Messico, nelle favelas di Rio de Janeiro, Toretto & co. ora attraversano l’Atlantico.

Tante sono le implicazioni personali che ha la nuova impresa chiesta a Dom Toretto (Vin Diesel), il cowboy moderno che guida vetture veloci e offre azioni da brivido eludendo le autorità ma non l’autenticità dei sentimenti e l’attaccamento alla sua “famiglia allargata”. Latitante, come tutta la sua squadra, si è rifugiato alle Canarie insieme a Brian (Paul Walker) e Mia (Jordana Brewster). La sua strada è segnata dalla perdita dell’amore e della casa. Ma il suo ex avversario perfetto, l’agente tutto d’un pezzo Hobbs (Dwayne Johnson), gli offre una grande chance, a patto che collabori con lui per fermare Owen Shaw (la new entry Luke Evans), il capo di un’organizzazione di piloti paramilitari criminali.

E poi… E poi i tanti e affezionatissimi fan “Fast & Furious” non rimarranno delusi. Ecco perché, in cinque motivi (più uno).

1) Il ritorno di Michelle Rodriguez

Il pubblico ha acclamato il suo rientro in scena, con un maremoto di richieste agli Studios e ai produttori perché riportassero la loro eroina nella serie. Il finale di Fast & Furious 5 era stato già abbastanza esplicito, con sorpresa della stessa Rodriguez, che ha saputo del suo nuovo coinvolgimento da un amico che ha visto il film, prima ancora di venire contattata per essere scritturata.  
E i fan avevano ragione: la sua Letty ha occhi che ti inchiodano e grinta che trabocca, e anche quando è braccio destro di Shaw, cupa e tormentata, fa sempre parte della “famiglia”. Nel duello con l’altra new entry, la super addestrata Riley (Gina Carano, ex lottatrice di arti marziali miste), non fa di certo pesare il suo background diverso: la strada gli ha insegnato a dar di mano. La morte apparente in Fast & Furious – Solo parti originali le ha fatto bene.

2) Quattro corse a tutto spettacolo

Non bisogna aspettare troppo per il primo inseguimento mozzafiato: per le vie di Londra ecco che debutta la Flip Car, un’auto multifunzionale molto simile a una vettura di Formula 1, che si destreggia con abilità nel traffico contromano. La seconda corsa a tutto gas ha invece sapore romantico e si apre con la frase “Correre o morire, ricordi?”: Letty e Dom si sfidano di notte per le strade di Londra e lei, nel vederlo nella sua guida folle, si innamora di nuovo di lui. Il più spettacolare inseguimento arriva in Spagna, con l’attacco al convoglio militare da parte di Shaw: un carro armato Chieftain da dieci tonnellate schiaccia auto come noccioline e i nostri eroi faranno di tutto per fermarlo. Sulla pista dell’aeroporto militare ecco la quarta sequenza “impossible”: Hobbs, Dom e la squadra inseguono su una pista d’atterraggio Shaw e il suo equipaggio prima che riescano a decollare e fuggire con un enorme aereo cargo Antonov 124.

3) Placcaggio e colpo da wrestling da applausi

Anche se non amate Fast & Furious, vederlo in sala coi suoi fan sarà divertente, tra gridolini entusiasti ed eccitazione. Ma sono due i momenti in cui di sicuro partirà anche a voi l’applauso a scena aperta, sulla scia del crepitare attorno. Uno: Letty sta cadendo giù dal carro armato e Dom si lancia per salvarla, volteggia in aria, la placca in volo e la fa atterrare in un abbraccio sul cofano di un’auto (sì, non è un materasso, ma pare abbia la sua stessa funzione). Clap clap! Due: mentre l’aereo Antonov corre lungo una pista infinita al suo interno è tutto uno scontro fisico. E il colpo da wrestling che Dom e Hobbs apportano in coppia è da ovazione.

4) Sense of humor

L’ironia è un ingrediente essenziale. La sceneggiatura, come nei due precedenti episodi, è firmata da Chris Morgan. Roman (Tyrese Gibson), amante del divertimento e della vita modaiola, è il volto da commedia: a lui sono affidate le parti più comiche. Sul suo aereo non a caso c’è scritto “It’s Roman, bitches”. Ma diversi sono gli scambi verbali che stuzzicano il sorriso, soprattutto quelli tra la squadra di Dom e il “Thor samoano” Hobbs.

5) Colonna sonora 

La sigla iniziale mostra sequenze dei film precedenti, col sottofondo di We Own It (Fast & Furious) di 2 Chainz e Wiz Khalifa: è il miglior modo per cominciare. A tutto rap e hip hop, come se fossimo ne Il grande Gatsby di Luhrmann. L’altro brano da ascrivere tra i migliori della colonna sonora (rilasciata dall’etichetta discografica Def Jam Recordings) è Here We Go/Quasar (Hybrid Remix) di Hard Rock Sofa & Swanky Tunes: accompagna la corsa tra Letty e Dom, lanciata dalla cantante pop Rita Ora, ed è elettrizzante.

- Una chicca sul finale

Si fermi chi non vuole spoiler. Ma suvvia, in fondo i fan lo sapranno già. L’ultima sequenza promette un futuro Fast & Furious 7 (orfano di Justin Lin e alla regia di James Wan), esplosivo e folle. Un nuovo rivale compare, un nuovo rigoglio di muscoli. Ecco Jason Statham!

 

Ricette Rock: pico de gallo alla Santana

22 maggio 2013 in Cult

Tag:  Carlos Santana ricette rock

di Enrico Salvini

L’estate si avvicina (beh, almeno sul calendario…) e c’è bisogno di ricette veloci e fresche come il pico de gallo per non farsi trovare impreparati dalla calura.

Il segreto di questa ricetta vegetariana e vegana naturalmente sta nel trovare pomodori maturati al sole, rossi e polposi: di solito si usano i perini, ma dei bei cuori di bue vanno benissimo.
Inoltre è importante trovare il coriandolo fresco: sostituirlo con il prezzemolo, sebbene fattibile in situazione di emergenza, porta a un risultato piuttosto diverso che fa perdere a questa salsa fredda la sua “messicanità”.
E, a questo proposito, parlando di salsa e Messico, a chi altri potremmo dedicare questo antipasto se non al grande Santana, in arrivo sui nostri palchi in luglio, il 5 a Piazzola Sul Brenta, il 26 a Milano e il 27 a Roma?

Il pico de gallo si può mangiare per i fatti suoi accompagnandolo con tortilla chips o usarla come contorno per piatti di pollo o carne grigliati, come farcitura in un panino alla feta o al tonno o come condimento (assieme a un po’ d’olio EVO) per una pasta fredda. Eventualmente si possono anche frullare gli avanzi per ottenere un “cugino” messicano del gazpacho andaluso. Sfaccettato e multiforme come Carlos (vedi anche www.ricetterock.com )

Ingredienti per 4 amici sotto all’ombrellone:

10 grossi pomodori perini ben maturi
1 grossa cipolla bianca o rossa
1 mazzetto di coriandolo fresco
1 lime
Peperoncini freschi (preferibilmente jalapenos, in quantità variabile a seconda di quanto vi piace il piccante)
Sale
Eventuali aggiunte possono includere avocado a cubetti, cetriolo a cubetti o aglio tritato fine.

Procedimento:

- lavare i pomodori, tagliarli in due per il lungo ed eliminare i semi;

- tagliare i pomodori a cubetti;

- pelare la cipolla e tagliarla a cubetti;

- tritare le foglie di coriandolo;

- affettare i peperoncini a rondelle: a seconda di quanto amate il piccante, potete togliere o lasciare i semi;

- spremere il lime;

- mischiare il tutto in una ciotola;

- salare secondo gusto;

- usare a piacimento.

Carlos Santana live

 

40 anni fa moriva Carlo Emilio Gadda, l’ingegnere letterato

21 maggio 2013 in Cult

Ricorre oggi il quarantesimo anniversario della scomparsa di Carlo Emilio Gadda, l’Ingegnere in blu , scrittore milanese, gigante della Letteratura italiana del ’900, che moriva a Roma il 21 maggio 1973, all’età di 79 anni. Tra le sue opere più celebri, L’Adalgisa  (1944), Quer pasticciaccio brutto de via Merulana  (1957), La cognizione del dolore  (1963), Eros e Priapo: da furore a cenere  (1967). Gadda fu anche poeta, autore radiofonico, saggista, collaboratore del servizio cultura della RAI. 

 

Qui rendiamo omaggio alla sua memoria con alcune immagini, risalenti agli anni ’50 – tratte dall’Archivio di Mondadori Portfolio – che lo ritraggono, tra l’altro, in visita all’Ansaldo di Genova con il poeta Giuseppe Ungaretti e alla cerimonia di premiazione del Premio Viareggio 1953, assegnatogli per le sue “Novelle del ducato in fiamme “. 

 

PER APPROFONDIRE:

In occasione di questo anniversario, arriva oggi nelle sale cinematografiche il documentario  di Mario Sesti “Fiamme di Gadda. A spasso con l’ingegnere” prodotto da Flavia Parnasi e distribuito dall’Istituto Luce Cinecittà, che viene proiettato a Milano, Roma e Napoli: “una biografia carica di dolore, stupore, sgomento e incantamento per la vita“. Seguiranno proiezioni e incontri in altre città, per tutto il mese di giugno.

La scheda su Gadda del Dizionario Biografico degli Italiani, curato dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana.

Nobel letteratura 2013: chi sono i cinque autori in lizza?

21 maggio 2013 in Cult

Tag:  cinque candidati Don De Lillo Haruki Murakami Nobel letteratura Philip Roth

di Andrea Bressa

L’Accademia Svedese ha lanciato pochi giorni fa un enigmatico tweet , secondo il quale sembra siano stati selezionati i cinque candidati al Premio Nobel 2013 per la Letteratura.

Ma, come da copione, i nomi non sono stati rivelati, nonostante l’annuncio: un ottimo stratagemma per lasciare sulle spine e far nascere la giusta dose di curiosità.

E infatti la consueta “toto nomination” non si è fatta attendere. Sarà forse finalmente l’occasione giusta per Philip Roth, proprio ora che si è ritirato dalla carriera letteraria? Del resto sono anni che l’autore di Pastorale americana è tra i più papabili, senza mai riuscire a sbancare. Oppure Don De Lillo, anche lui “gigante incompreso”.

O magari è la volta di Haruki Murakami , un altro grande nome da tempo assestato saldamente in cima ai pronostici. Anche se in effetti l’oriente è già stato toccato nella passata edizione con il cinese Mo Yan (da poco uscito con il suo nuovo romanzo Le rane , per Einaudi).

Chissà invece che non si dia un occhio al continente Africano, come fa notare il critico Michael Orthofer dal sito Complete-Review . La recente scomparsa di Chinua Achebe , infatti, potrebbe aver dirottato le attenzioni degli accademici su nomi come Nuruddin Farah o Ngugi wa Thiong’o.

Ad ogni modo, i nomi della short-list non si sapranno mai, come sempre accade per quanto riguarda il Nobel. Il verdetto finale, che sarà annunciato solo il prossimo ottobre, verrà deciso a partire dalla fine di maggio.

A Firenze in mostra "Il Sogno nel Rinascimento"

21 maggio 2013 in Cult

Il tema del sogno assume un rilievo particolare nella mitologia antica e nella cultura del Rinascimento, come dimostra il suo diffondersi nelle arti figurative ed in particolar modo in opere di soggetto religioso o legate alla riscoperta dei miti antichi. Profetico o premonitore, illustrato da episodi celebri dell’Antico Testamento o dall’agiografia visionaria, il sogno si offre anzitutto come manifestazione e rivelazione di un altro mondo. Trasfigura il vissuto quotidiano e rivela la sua dimensione erotica; viene ad occupare un ruolo prezioso nella teoria e pratica dell’arte, non meno attente all’attività onirica che la letteratura, la filosofia o la medicina.

Ecco così che trova luogo a Firenze, la mostra Il Sogno nel rinascimento, a Palazzo Pitti dal 21 maggio al 15 settembre 2013 alla Galleria Palatina.

 

Articolata in varie sezioni, l’esposizione si conclude con un richiamo all’Aurora, considerata nel Rinascimento come lo spazio – tempo dei sogni veri per aprirsi, infine, al Risveglio (con il Risveglio di Venere di Dosso Dossi, Bologna, Collezione Unicredit Banca) come espressione della ciclicità paradigmatica e complementare del tempo.

La rassegna – promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze Musei e l’ Ente Cassa di Risparmio di Firenze –  è stata organizzata dalla stessa Soprintendenza del Polo Museale di Firenze e dalla Réuniones Musées Natoniaux Grand Palais di Parigi dove avrà una seconda sede al Musée du Luxembourg (9 ottobre 2013 – 26 gennaio 2014) con la cura di Chiara Rabbi Bernard, Alessandro Cecchi e Yves Hersant, che hanno curato anche il catalogo edito da Sillabe.

"Dottoressa ho un problema. Storie vere di uomini e sesso" di Brandy Engler e David Rensin

21 maggio 2013 in Cult

Tag:  Brandy Engler David Rensin Dottoressa ho un problema Giunti sesso

di Valeriamerlini

“Dottoressa ho un problema” è il resoconto del mio incredibile viaggio attraverso le fantasie erotiche maschili. Ciò che ho scoperto riguardo ai desideri e ai comportamenti dei miei pazienti nella sfera amorosa e sessuale non solo mi ha sorpreso, ma ha anche messo in discussione la mia visione degli uomini e di me stessa.  Brandy Engler

Titolo originale del libro è The men on my couch. Facile indovinare il perché, se siete poco maliziosi. L’autrice è infatti una sessuologa americana che ha aperto le porte del suo studio nel cuore di Manhattan, sorprendendosi sin da subito per l’omogeneità dei suoi pazienti. Quelli insomma che utilizzavano il suo sofà. Maschi. Uomini alla ricerca di risposte.

Dottoressa ho un problema (Giunti ) è la testimonianza del primo anno come terapeuta specializzata in problemi di sesso della dottoressa Brandy Engler. Il suo desiderio era quello di lavorare soprattutto con le donne, ma con sua grande sorpresa la maggior parte degli appuntamenti che riceveva era da parte di uomini. Uomini normalissimi, spesso giovani e brillanti, alcuni con lavori prestigiosi, e tutti, almeno apparentemente, senza particolari difficoltà a trovarsi una donna. Ciò nonostante, tutti accomunati da qualche difficoltà nella sfera sessuale. Chi era impotente, chi non riusciva a fare sesso con la fidanzata ma solo con altre donne, chi era dipendente dalla pornografia, chi tradiva in continuazione la compagna nonostante l’amasse. E mentre li aiutava ad entrare in contatto con le loro paure e i loro più profondi desideri, la dottoressa Engler imparava a capire che cosa significasse, e quanto rappresentasse il sesso per gli uomini che aveva davanti.

Come donna all’inizio è stato sicuramente difficile ascoltarne le storie, ma come sessuologa ha dovuto mettere da parte il giudizio personale e offrire comprensione ma soprattutto competenza. È stato quindi importante condividere la sua storia e osservare come anche la sua relazione personale sia stata influenzata da questo lavoro. La Engler e i suoi pazienti hanno iniziato ad interrogarsi e ad esplorare su che cosa sia veramente l’amore.  

Dottoressa ho un problema segue un gruppo di uomini di Manhattan che si sono rivolti alla dottoressa Brandy Engler per ricevere aiuto. Il libro riporta quindi i dialoghi con il ritmo di un romanzo (grazie alla collaborazione con David Rensin ) perché il lettore possa vedere da vicino come è stato esplorare le vere motivazioni che stavano alla base del loro comportamento: storie di incomunicabilità in coppie giovani, storie di noia e distacco in coppie soffocate dalla routine matrimoniale, storie di tradimenti, fragilità, insicurezze, frustrazioni e competizione. Attraverso la narrazione dei casi che ha trattato, la dottoressa Engler si è addentrata nei pensieri più reconditi, e nella sfera emotiva più profonda dei suoi pazienti, svelando il lato più autentico che si cela dietro agli stereotipi maschili e alle varie “categorie” di uomo.
Il sesso non è solo biologia, è un’interazione sociale ed emoziona sempre, anche quando non vogliamo.

Il volume dovrebbe condurre ad una comprensione maggiore di ciò che sta alla base di molti comportamenti sessuali e dovrebbe aiutare a superare l’alienazione culturale e il narcisismo per raggiungere quello che tutti stiamo cercando.

Dottoressa ho un problema. Storie vere di uomini e sesso
di Brandy Engler e David Rensin
Giunti editore
304 pagine, 9,90 euro

@violablanca

"Fast & Furious 6", il faccia a faccia tra Vin Diesel e Dwayne Johnson – Video in anteprima

21 maggio 2013 in Cult

Conto alla rovescia per i fan della saga sulle corse automobilistiche clandestine.

Domani 22 maggio arriva in sala Fast & Furious 6 , l’ultimo capitolo firmato dal taiwanese Justin Lin che ha dato nuova linfa alla serie, dirigendo anche il terzo (The Fast and the Furious: Tokyo Drift), il quarto (Fast & Furious – Solo parti originali) e il quinto (Fast & Furious 5).

Panorama.it ve ne offre qui un estratto video in esclusiva.

 

In questa clip troviamo l’uno di fronte all’altro due colossi di muscoli: Dominic Toretto, l’immancabile Vin Diesel, sempre più simbolo di Fast & Furious, e Luke Hobbs, l’infallibile agente del Diplomatic Security Service (l’ex wrestler “The Rock” Dwayne Johnson).

Dom si sta godendo una vita da latitante, all’estero, che seppur fatta di relax e belle temperature sembra incompleta. Hobbs è alle prese con un’organizzazione di piloti mercenari super organizzata che sta scorrazzando imprendibile per una dozzina di Paesi. Sa che solo ingaggiando Dom e compagni potrà riuscire a fermarli. E ha l’esca giusta per allettare Dom e farlo collaborare: il ritorno in scena di Letty (Michelle Rodriguez), la compagna di Dom morta nel quarto episodio. E invece la bella donna latina è molto più viva di come l’avevamo lasciata l’ultima volta…

Ed ecco che si aprirà una nuova storia di intrecci tra famiglia, lealtà, auto veloci e corse rocambolesche.

"Tutti pazzi per Rose", la commedia sulle gare di dattilografia anni ’50 – Video in anteprima

21 maggio 2013 in Cult

Al Festival del cinema di Roma 2012 aveva raccolto vivi consensi sia di critica che di pubblico. Ora Tutti pazzi per Rose (titolo originale Populaire), la brillante opera prima del quarantunenne francese Régis Roinsard, arriva nelle sale italiane dal 30 maggio. Qui ne presentiamo un estratto video in esclusiva.

 

Commedia travolgente dai toni romantici, omaggia gli anni Cinquanta, riproponendo il candore e la leggerezza di quell’epoca. Ma parla anche di emancipazione femminile e della volontà della protagonista d’inseguire un sogno che la porta lontana da casa e a intraprendere una nuova carriera da segretaria campionessa di dattilografia.

Protagonista infatti è Rose, interpretata da Déborah François, già vista ne La voltapagine

Ha 21 anni e, nel 1958, vive con suo padre, un burbero vedovo titolare dell’emporio di un piccolo villaggio in Normandia. Promessa sposa del figlio del proprietario dell’autofficina, l’attende un destino di casalinga docile e devota che lei però rifiuta di tutto petto. Decide così di partire per Lisieux, dove il trentaseienne Louis Echard (Romain Duris, il bel protagonista de Il truffacuori), carismatico titolare di un’agenzia di assicurazioni, sta cercando una segretaria. Il colloquio per l’assunzione è un fiasco, ma Rose ha un dono: batte i tasti della macchina per scrivere a una velocità vertiginosa e così riesce suo malgrado a risvegliare l’ambizioso sportivo che sonnecchia in Louis… Se vuole ottenere il posto, Rose dovrà partecipare a delle gare di velocità dattilografica. L’obiettivo di Louis è che diventi la dattilografa più veloce di Francia e del mondo. Lui si improvviserà allenatore…

Nel cast anche l’attrice di The Artist Bérénice Bejo

 

“Nel 2004 mi è capitato di vedere un documentario sulla storia della macchina per scrivere che comprendeva una piccolissima sequenza sui campionati di velocità dattilografica: quei brevi trenta secondi mi hanno talmente affascinato che ho subito percepito le potenzialità cinematografiche e drammaturgiche di quel tema e quindi ho cominciato subito a delineare la trama” ha raccontato il regista. “L’universo della dattilografia mi sembrava folle: trovavo incredibile che fosse potuto diventare uno sport ed ero incantato dal rapporto uomo/macchina”.

Cannes 2013, Marion Cotillard al Festival in 11 foto memorabili

20 maggio 2013 in Cult

Oggi il Festival di Cannes è stato illuminato dalla luminosità ammaliatrice di Marion Cotillard.
È lei la protagonista di Blood Ties (Legami di sangue), film presentato Fuori concorso e finora, secondo la critica, uno dei più riusciti passati per la Croiesette. Melange equilibrato di tanti generi, dal dramma familiare alla storia romantica al film d’azione, lo dirige il compagno di lei, il francese Guillaume Canet, alla sua prima opera in inglese.
Nel cast anche Clive Owen, Billy Crudup, Zoe Saldana, Mila Kunis, James Caan, Matthias Schoenaerts.

Remake del film di Jacques Maillot Les Liens du sang, è una riflessione sul fatto che si è fratelli per sempre. Nella New York degli anni ’70 si confrontano in una continua tensione due fratelli: il poliziotto Billy Crudup e il malavitoso Clive Owen. Quando quest’ultimo esce di prigione dopo dodici anni, si ritrovano di nuovo. Il poliziotto gli procura un lavoro pulito, lui prova a cambiare vita. Intanto trova l’amore della giovane Mila Kunis, mentre l’ex moglie di origine italiana, interpretata dalla Cotillard, madre dei suoi due figli, continua a fare la prostituta…

Ma Marion, il premio Oscar per La vie en rose, è attesa a Cannes anche e soprattutto per The immigrant, il film in concorso di James Gray (autore con Canet della sceneggiatura) che farà il suo debutto il 24 maggio. Pure lì l’eterea attrice francese ha il ruolo di una prostituta che arriva ad Ellis Island dalla Polonia. “È stato più difficile imparare due frasi in italiano per questo film (Blood Ties, ndr) che venti pagine di sceneggiatura in polacco“, racconta la bellissima e radiosa interprete.

Tra Marion e il Festival si tratta di un “legame di sangue” che dura da un po’. Il suo charme ha illuminato tante volte la kermesse della Costa Azzurra. Scopriamolo in questa gallery.